martedì 27 gennaio 2009

LA MEDITAZIONE

                                                 
LA MEDITAZIONE
E’ UN ACCESSO DIRETTO ALLA "SUMMA" DELLE INTELLIGENZE DELL'ESSERE NELLE SUE VARIE MANIFESTAZIONI NELLE REALTA'.
GENERA UNA ARMONIA INDICIBILE VERSO L'ESPANSIONE DI COSCIENZA MENTALE, PRANICA e verso il SAMADHI, l’unione con l’assoluto.
L'essere umano vuole sentire il divino da sempre, e così medita.
Secondo lo Yoga noi siamo esseri divini in quanto parte del divino/universo.
Da dyvanj, divinità è il divenire e lo manifestiamo noi con le strutture mentali e in svariate forme. 
Secondo i maestri e gli swami, il meditare è l'unica vera attività precipua dell'intelletto. 
Ma come avviene questa meditazione? Ascoltiamo la saggezza di un grande swami.

  “La nostra esistenza può essere compresa in tre distinti livelli.
  Il primo livello, fatto di materia ed energia, è il corpo fisico.
  Il secondo livello, chiamato corpo sottile, include la mente, l’intelletto e l’ego.
  Ma spirito e anima esistono al terzo livello, quello che viene chiamato corpo causale.
  Attraverso l’esperienza della meditazione, noi possiamo elevare la nostra consapevolezza dalla dimensione internamente ed estremamente caotica del primo livello, il mondo degli oggetti fisici e dei pensieri quotidiani, alla silenziosa e profondamente tranquilla condizione di coscienza che definisce anima e spirito.
Con pratica e impegno, possiamo avere accesso a una conoscenza immensa: possiamo arrivare fino alla verità ultima della natura. Alla vostra portata vi è una espansione di coscienza infinita che dopotutto, non rappresenta nulla di più di ciò che siete davvero".
 
Secondo i grandi maestri swami e tutti i santi, l’uomo è sta creato esclusivamente per la meditazione, che risulta la vera funzione pertinente dell’intelletto.
Con la meditazione ringraziamo per ogni istante preziosissimo della nostra vita che ci è stata donata per riuscire ad evolverci e godiamo ogni istante della vita stessa.
Le migliori forme di meditazione sono quelle che adoperano come tramite le forme divine, cioè le divinità intese come forze unificate.
L'oriente per fortuna non è scevro di migliaia di meravigliose e gioiose divinità.
Di questa gioia noi in occidente siamo deprivati e immmiseriti.
L'oriente e l'occidente, anche per questo non si comprendono.

Ascoltiamo ora la saggezza di un grande swami che ci dona anche la meditazione.
  “La vita umana è un grande dono concesso da Dio e la vita è fatta per sperimentare l’infinita beatitudine e la grande pace che non sono di questa terra, che non possono essere descritte, che la mente umana non può comprendere, che superano tutto ciò che è comprensibile.
Per questo fine, quindi, all’uomo si richiede di meditare, così che egli possa realizzare la propria vita e giustificare il grande dono ricevuto da Dio”.


IL RILASSAMENTO: LA BASE DI TUTTO

Anzitutto, prepariamo la meditazione, instaurando una o più tecniche di pranayama rilassanti, ad esempio la respirazione a fasi uguali o Samavritti Pranayama.
 Sediamo in posizione comoda con la schiena dritta in siddha asana, inspiriamo in tre tempi ed espiriamo in tre tempi.
In genere per iniziare a rilassarsi è sufficiente la consapevolezza sulla tecnica che stiamo adoperando.
Adoperiamo ora la respirazione alternata nadi shodana pranayama

In questo modo instauriamo uno stato di distacco dal condizionamento umano, che permette l'emergere del profondo, degli stati inconsci repressi per difesa e possiamo anche giungere a prendere coscienza dei nostri blocchi.
Assumete una posizione comoda e immaginate di respirare attraverso la superficie della pelle.
Sentite la pelle del viso e il cuoio capelluto, sentite la pelle delle mani, delle piante dei piedi, dell’intero corpo, lasciate che il respiro passi attraverso la vostra pelle e man mano che essa si distende, si distende anche la mente.
Concentratevi e diventate l’io sono, guardate il mondo con distacco, attuate il pratyahara, contemplate, ad esempio, un fenomeno della natura, instaurando così il samyama.

Identificate e sentite la vera realtà infinita che siete.



" Secondo gli antichi testi, il senso più alto dell'uomo consiste nel contemplare che significa ricercare la verità, saper guardarla nel suo intero, traendo tutte le conseguenze che ne derivano. La contemplazione è la forza creatrice di tutta la realtà.



L'uomo contemporaneo crede che la prassi possa mutare ogni cosa e salvarlo; in realtà “ la prassi è solo l'orma scomposta della contemplazione che svanisce”.

Il vero e costruttivo fare suppone sempre strutturalmente un contemplare, che lo sorregge e lo motiva. Nella prassi l' uomo si svuota di sé, nella contemplazione l'uomo si riempie dell'assoluto."


Da: Plotino "Enneadi"

IL RILASSAMENTO E LA MEDITAZIONE PER LA QUIETE MENTALE

La meditazione significa:
- agire in mezzo (medium azione), nell’identificazione con l’oggetto della meditazione, che può essere un mantra-suono, un verso dei testi veda, un fenomeno della natura.
La meditazione è un azione-identificazione vissuta in piena coscienza e intensità di spirito;
- stare al centro massimo dell’attenzione e dell’azione di controllo degli stati mentali, in vista di uno stato di coscienza superiore.
Meditazione significa che la coscienza del corpo, ritorna da dove è venuta, al centro dell’essere infinito che siamo da sempre, in evoluzione. Come il sole è velato dalle nuvole, la nostra coscienza infinita è velata dalla mente non evoluta.

Assumiamo la postura in loto per la meditazione:
la schiena è drittissima, la postura regale, la postura di meditazione, qualunque cosa accada, deve essere incrollabile e inalterabile.
La circolazione di energia, infatti, può essere ostacolata e bloccata anche da un solo punto qualsiasi del corpo, e i venti delle energie si disperdono a destra e a sinistra, davanti e dietro e sopravviene una agitazione mentale incontrollabile.






LE TRE MEDITAZIONI LIBERANO ED ESPANDONO LA COSCIENZA MENTALE

La prima meditazione denominata pratyahara è il principale stadio ed è la maturità da acquisire nel distacco sensoriale.
E’ la base per iniziare ad acquisire uno stato di maturità meditativa nell’affrontare gli stimoli della vita. Più precisamente si tratta di raggiungere una capacità permanente di valutare e identificare gli equilibri tra gli attaccamenti e il distacco, di fronte agli stimoli della vita.

Con questa meditazione, iniziamo a instaurare la consapevolezza dell’ “io sono”.
L’essere infinito che siamo, guarda con distacco i movimenti illusori della mente-realtà che appare e cambia ogni istante. Questi movimenti non sono la nostra vera essenza, ma semplicemente gli oggetti della visione che cambiano.

Si ha così la vera visione reale, perché non è influenzata dai condizionamenti. Il distacco sensoriale che ne consegue, libera subito grande energia pranica, disponibile alla coscienza per l’utilizzo.
Il rilassamento profondo in stato di prathyara-distacco, infatti, libera la coscienza dal samskara, gli impulsi negativi, illusori ed erronei della realtà, permette all’inconscio infinito e collettivo di manifestarsi, elevando la coscienza della realtà del praticante.
L’effetto prodigioso di questa visione della realtà, è la chiarezza di tutto e dei veri desideri. Dalla vera visione si ottiene facilmente la conseguente impostazione di veri progetti e risoluzione dei problemi.
Mantram (affermazione): personalmente affermo che tutto questo mi avviene, quando mi ricollego agli insegnamenti della “Baghavad Gita”, che ho ricevuto in iniziazione da due maestri (v.prefazione del libro).
Al fine del raggiungimento del pratyahara e di questi stati elevati armonici, si ricorda che è di vitale importanza la pratica continua delle tecniche yoga del corpo, e le numerose tecniche di respirazione.
Una pratica ideale per il pratyahara è lo yoga nidra,
con le sue visualizzazioni e respirazioni, effettuato preferibilmente in seduta di gruppo, per il sostegno di energia che solo il gruppo può donare.


Pratichiamo una tecnica di meditazione in stato di prathyahara.

Nelle tecniche di meditazione è necessario preparare l’organismo allo stato meditativo.
Si inizia spesso con una o più tecniche rilassanti di respirazione yoga: ad esempio nadi shodana pranayama, che alterna gli emisferi del cervello e blocca il chiacchiericcio interiore.
Inizia l’ attenzione sull’oggetto della meditazione, che può essere una pratica yoga, un verso di un testo, un mantra-suono, o i fenomeni della natura.

Il secondo stadio della tecnica di meditazione da eseguire è la concentrazione dharàna.
In dharana inizia un contatto più stretto con l’oggetto scelto della meditazione.
A tal fine è importante l’uso della facoltà dell’attenzione.
Bisogna osservare ogni costituente dell’ oggetto scelto per la meditazione.

Il terzo stadio è la meditazione vera e propria denmominata dhyana.
Con dhyana avviene l’identificazione con l’oggetto della meditazione.
Una bellissima forma di meditazione è il samyama.
Con samyama avviene l’identificazione con i costituenti di un fenomeno della natura. Si attua la contemplazione dell’ idea creatrice, e si ottiene la vera visione della realtà.

La meditazione è antica quanto il mondo, è il momento privilegiato che da sempre l’uomo si è permesso per riflettere e capire l’essenza delle cose.
E’ la via che permette di trovarsi e ritrovarsi e riflettere sul da farsi.
La meditazione serve ad acquisire la virtù nel senso più vero del termine, la forza di carattere, la pratica del coraggio, la padronanza di sé e l’abilità.
La meditazione si può effettuare:

- espandendo il nostro respiro con quello dell’universo, sentendo che il respiro è il centro dell’essere infinito che siamo.
- divenendo un testimone: sei un osservatore separato dalla mente, che è solo uno schermo di immagini e pensieri. Il saggio usa il distacco dalla mente e dagli avvenimenti, per non lasciarsi coinvolgere e vedere chiaro.
- il ns sé è il centro dell’essere: è la vera realtà e guarda la mente. Poi la mente guarda il film della realtà sullo schermo, la cui proiezione cambia ogni istante
- contemplando lo spazio mentale, lo schermo mentale, dal centro dell’essere, con distacco, guardiamo i pensieri/immagini come un film su uno schermo.
- sentendo che la mente è uno specchio che rifrange i pensieri, ma la mente non è i pensieri, che spariscono e cambiano.
- Noi non siamo i nostri pensieri.

TECNICHE DI MEDITAZIONE

Lo Yoga agisce con tecniche millenarie, trasferendo su di noi le forze energetiche di simboli.
Richiamando le forme di fenòmeni naturali, animali, prìncipi guerrieri, si richiamano e si sperimentano le forze inserite nei simboli.

Esempi di tecniche di meditazione

a) Iniziamo con una o più tecniche di pranayama rilassanti, ad esempio la respirazione alternata nadi shodana pranayama, o la respirazione della sola narice sinistra, della luna.
b) Instauriamo pratyahara: scegliamo alcune asana e tecniche di pranayama ed effettuiamo il distacco sensoriale senza oscillazioni, per concentrazione al centro dell’asana o della tecnica di respirazione.

c) Meditazioni vipassàna e samàtha, per eseguire l’espansione della coscienza e raggiungere lo spazio illimitato.

La meditazione buddista vipassàna è la visione penetrativa dell’apparire delle sensazioni dentro di sé.
la meditazione vipassàna, la visione penetrativa, agisce con 40 supporti meditativi e i 10 supporti di contemplazione kàsina, cioè
i quattro elementi: l’acqua, l’aria, la terra/gravità e il fuoco,
i quattro colori,
la luce e lo spazio limitato.

Questa meditazione consiste nel diventare un perfetto testimone del tuo corpo, della tua mente e del tuo cuore. Per questo è necessario impostare la consapevolezza dell’ io sono.

Il primo passo è l’osservazione delle azioni del tuo corpo: come cammini, quello che fai.

Il secondo passo è l’osservazione della mente: osserva i tuoi pensieri che scorrono, con distacco, senza giudicare.

Il terzo passo è l’osservazione con distacco verso le esperienze del cuore: emozioni, sentimenti,  stati d’animo.


La meditazione buddista samàtha è la quiete mentale per consapevolezza dell’impermanenza – nibbana.
Con queste due tecniche, raggiungiamo due dei quattro assorbimenti immateriali o astrazioni mentali: la coscienza e lo spazio, ambedue illimitati.

d) Attuiamo una visualizzazione. In posizione dharmikasana,  con la fronte a terra diventiamo una roccia: tramite il terzo occhio, il chakra ajina, espandiamo il respiro con quello della terra, anche noi siamo la terra che respira;

e) Nella postura seduta del loto, effettuiamo la visualizzazione della terra dallo spazio, e contempliamo le foreste, le montagne, le spiagge.



IL SATSANG

E’ LA FREQUENTAZIONE.

IN PARTICOLARE , LA FREQUENTAZIONE DI ESSERI ILLUMINATI  CONDUCE ALLA ILLUMINAZIONE DA CONOSCENZA


Meditazione significa anche:
- ritornare al centro dell’essere universale che siamo sempre stati; meditazione è essere in contatto con l’assoluto, in mezzo al sé.
A tal fine adoperiamo le asana, i supporti meditativi, ecc.
Tutto questo porta al fluire dell’energia che conduce al cambiamento di dimensione in nuovi acquisiti schemi di energia e consente di entrare nel livello armonico di benessere psico-fisico elevato che è lo scopo della vita.
Si acquisisce la capacità di concentrazione verso idee veramente creative e ci si sposta anche verso idee sovranamente luminose.
Si acquisisce la capacità di raggiungere il livello meditativo luminoso costante.
Mantram (affermazione):

personalmente affermo che quando pratico lo yoga evoluto e cerco di realizzare il significato dei mantra, mi accadono eventi straordinari, soprattutto per la realizzazione dei progetti e la soluzione di problemi.



UN ECUMENICO PURO CI TRAMANDA LA PUREZZA DEL VERO ESOTERISMO



La meditazione ci permette di collegarci e anche di rientrare nel luogo punto di origine, a tal fine è spesso utile il silenzio.
Attraverso il benessere psico-fisico ottenuto, la meditazione, sbloccando le tensioni ci fa intravedere la possibilità di superare l’avidjya, la non conoscenza spirituale, l’ignoranza ontologica di cui siamo permeati e cioè che non abbiamo sviluppato affatto la nostra coscienza.
la meditazione ci dà la consapevolezza del punto di karma: sempre negativo in quanto terrestre, ma tendenzialmente evolutivo, in cui siamo siamo stati proiettati in questo momento.
Noi di solito ci limitiamo alla sola linea evolutiva verso la spiritualità, cioè l’evoluzione della materia.
la meditazione ci fa rendere conto che c’è soprattutto una linea involutiva spirituale verso di noi.
A questa linea involutiva ci colleghiamo nei vari modi fisici delle discipline del corpo, modi meditativi, o con le tecniche di devozione-bakhti.
La meditazione e lo Yoga possono condurre alle siddhi, i poteri.
Un vero maestro se illuminato può portare gli adepti in breve all’illuminazione shaktipad in samadhi, trasportando conoscenza e luce di consapevolezza.



Non c’è pace nella materia, secondo i testi veda della rivelazione Yoga.
E’ tutto mascherato e illusorio (maya) ai fini della produzione di altra materia: i piaceri sono dolori mascherati che richiamano altra materia in continuo, per essere attenuati.
Con la pratica meditativa, con l’attitudine raggiunta e con la disciplina continua delle numerose tecniche yoga, possiamo acquisire una vera consapevolezza delle nostre emozioni e prendere coscienza delle nostre vere emozioni positive che costituiscono un forte propellente evolutivo.
La materia determina la maya
la visione illusoria che nasconde la realtà all’uomo

LA RINUNCIA ALL’EGOISMO PORTA LA PACE INTERIORE E LA SERENITÀ, CIOE’ LA VISIONE DI DIO
seguiamo l’insegnamento Vedantha:
levare l’ego, le sue componenti e le emozioni incontrollate, l’ego quale parte reattiva dell’io, le emozioni incontrollate, i desideri evidentemente incoerenti.
E’ necessario riequilibrare l’ego incontrollato, quando genera la rabbia, l’odio, il dolore, la frustrazione.
E’ necessario riequilibrare l’ego nel elaborare i lutti, quando vi sono handicaps fisici, choc da incidenti, trauma psichici, anche conseguenti a droghe, e le conseguenti colpe e processi autopunitivi.
Inoltre le tre paure di autodifesa della colpa, della morte e del vuoto-morte sociale, alterano, nascondono e ci illudono nella visione della realtà altrimenti evidente e chiara, fermano la nostra conoscenza.
Queste tre paure bloccano e distruggono proprio il nostro cammino di evoluzione, in quanto non entriamo in rapporto giusto con gli altri, e non possiamo fare più unione con la realtà, e partecipare.

la rinuncia all’ego l’egocentrismo individuale e il sacrificio del nostro piccolo sé, porta alla partecipazione con il tutto, che ci fa entrare nel mondo e porta l’ armonia nel nostro modo di vivere, la pace interiore, la serenità, e cioè la visione di Dio.
La realtà è offuscata dell’egocentrismo
L’ego ferma la nostra conoscenza e blocca e distrugge proprio il nostro cammino di evoluzione, in quanto non entriamo in rapporto giusto con gli altri, non possiamo fare più unione con la realtà, cioè partecipazione e vita.
I desideri continui sono madri di emozioni dipendenti da piaceri divenuti abitudine e non più controllabili allo stato cosciente.
La mente intellettualizzata è come l’oppressione del super-io che impedisce all’es, la nostra sensazione, di accedere all’io vero.
In tal modo spostiamo la nostra dimensione nello yoga, la dimensione del benessere psico-fisico, modificando le nostre abitudini negative e la qualità della vita.

DONATIVITA’ E GIOIA

E’ meglio dare che ricevere:
la donatività instaura una dinamica incredibile di azioni nel gruppo e produce benefici maggiori di ritorno per tutti.
Noi siamo troppo intellettualizzati e raziocinanti, e occorre più capacità di individuare la gioia: come gioire, trovare e ascoltare le vere emozioni e sensazioni che ci danno veramente gioia, e cioè il rapporto vero con chi veramente può dirci qualcosa.
E’ con la pratica meditativa che impariamo a distinguere la giusta visione tra realtà e desiderio.
Impariamo a vedere l’uomo e la donna come Dio, come duplicazione ed espressione di Dio, cioè nella sua interezza.
E’ necessario, inoltre, instaurare il rapporto immenso con la natura.

L’EMOZIONE E’ TRA IL DESIDERIO E IL PIACERE

Da una parte c’è il desiderio, che è madre dell’emozione, e poiché è consumato ossessivamente, ci intossica senza nemmeno rendercene conto.
Si tratta dell’emozione dipendente dai piaceri ossessivi, irrazionali e irrealizzabili, tesi a consumare tutto senza scegliere, che ci levano le energie per comprendere le nostre giuste emozioni. Sono piaceri immaturi che ovviamente non si raggiungono mai.
Da qui, le nevrosi del consumismo emotivo e del possesso degli oggetti che finiscono per possedere noi, creando una falsa esistenza.

Aneddoto Yoga sulla relatività dei desideri
Domanda:
chi è più soddisfatto l’uomo con un milione di euro o uno con sette figli?
Risposta:
l’uomo con sette figli, perchè non ne vuole più. L’altro ne vuole ancora.





Certamente occorre dare espressione a emozioni e bisogni ed evitare le repressioni errate.
A tal fine lo yoga suggerisce di eseguire un giusto contemperamento applicabile attraverso l’ottuplice sentiero:
giusta comprensione
giusta concentrazione
giusto stile di vita
giusti pensieri
giusta azione
giusto atteggiamento mentale
giusto sforzo
giuste parole

LA COSCIENZA-ENERGIA COSMICA-SPIRITUALITÀ

Spiritualità vuol dire avere una visione completa, unitaria, del tutto, della realtà.
Spiritualità vuol dire contrastare l’avydia, che è il non vedere la realtà, per l’abbagliamento dell’ego, l’egocentrismo individuale.
Quando le persone stabiliscono un contatto con la propria forza interiore, le meraviglie del viaggio diventano infinite.
La spiritualità si può identificare secondo la quantità di energia.
Le posizioni Yoga in armonia con la natura sono il primo passo per la nostra consapevolezza dell’anima-energia universale e la coscienza cosmica.
Con lo Yoga e rivitalizzando le cellule, infatti, si crea coscienza/anima alle cellule, al corpo e alla mente;

Yoga Sutra aforisma 24:
“Qualunque azione ponila davanti a me e parla con me”

Vedrai che Iswara, il giusto divenire, la divinità dal sanscrito dhyvanj e dal latino. divènere, la divinità, accessibile a noi, ti attrae.
Tutto è presente sempre dappertutto, dipende dal nostro livello cognitivo attuale e la conseguente struttura per ricollegarci e sintonizzarci.
Dal Sopracosciente-energia unitaria-uno, si giunge all’energia singola e viceversa.



IMPOSTARE LA MEDITAZIONE

Una ottima base per la meditazione, può iniziarsi leggendo e applicando gli insegnamenti contenuti nel libro della F.N.E.Y. " Raja-yoga la concentrazione (dharana)"





EMOZIONI, YOGA E SOCIETA'

L’originale messaggio plurimillenario dello yoga, che modifica il cammino verso l’evoluzione di un benessere universale, appare più che mai attuale.

La crescita evolutiva dell’essere umano sembra rallentata.
Pur essendo nell’ epoca delle scienze e della psicanalisi, nei modelli societari proposti, manca l’educazione, per quanto concerne le famiglie e la società, alla psicologia e alla consapevolezza delle emozioni.
Vengono privilegiati modelli educativi che disconoscono il valore delle emozioni; inoltre rallenta l’autorevolezza del patrimonio delle figure parentali, se non avviene addirittura la delega a figure sostitutive della tecnologia.
Al punto che nell’essere umano, ritorna continuamente a prevalere l’identità fallica del dominio. L’egocentrismo instaura i blocchi, perché non sente le infinite sfumature delle emozioni, ma confonde il bene con il male, e non differenzia le emozioni nel reale. Inoltre la consapevolezza delle emozioni è la condizione indispensabile perché possa parlarsi di ambiente, inteso anche come sopravvivenza dell’uomo.
L’uomo, che per sua natura, spinto dal desiderio di conoscenza è una mente chiamata a trascendersi e ad evolversi, trova nello yoga uno strumento principe di questa evoluzione.
La grande innovazione dello yoga, è che la spiritualità evolutiva è identificata con il corpo, in unione simbiotica con la natura. Lo yoga, inoltre, da millenni, conosce e insegna la consapevolezza delle emozioni e del corpo.
La maturità emozionale e psichica, avviene con gli equilibri posturali delle asana, le tecniche di respirazione, le tecniche di gruppo, le danze cantate dei mantra, l’alimentazione, e la condotta etica di vita.
In questo libro di yoga è stato posto alla base il principio fondamentale che l’acquisizione dell’essenza dello yoga costituisce il fondamento prioritario per la pratica di questa scienza. L’effetto delle pratiche, cioè, è determinato dalla conoscenza, oltre che dalla consapevolezza delle sensazioni provenienti dal corpo e dal respiro.
Una volta acquisita una qualche conoscenza delle basi dello yoga, è possibile eseguire, con risultato, la pratica delle varie tecniche.

LA VITA DOPO LA REINCARNAZIONE SULLA TERRA

Lo yoga crede nell’esistenza e nella evoluzione dell’anima e crede che la terra non è che uno degli innumerevoli mondi preparatori.

Ma che cosa avviene dopo che l’anima, infine evoluta, non torna più sulla terra? Una volta cioè, che l’anima entra nella verità circa la sua vera natura che il mondo spirituale è l’unico reale.

Secondo i saggi rishi dello yoga non è difficile comprendere gli avvenimenti dell’anima.

E’ sufficiente adoperare le facoltà elevate dell’uomo: l’intelligenza, l’intuizione e la conoscenza.

Vi sono infiniti piani astrali o livelli di energia che seguono dopo la reincarnazione sulla terra e l’anima percorre questi stadi secondo la propria evoluzione.
Per quanto riguarda i nostri rapporti con i nostri cari al di là, io interpreto dalle conoscenze raggiunte che i nostri cari sanno tutto di noi: quello che facciamo o abbiamo fatto. Credo che i nostri messaggi arrivino sicuramente tramite l'anima o comunque.

LA MEDITAZIONE SULLE DIVINITA’ INTESE COME “ SUMMA” DELLE INTELLIGENZE DELLE MANIFESTAZIONI DELLA REALTA’

Il modo migliore per meditare è meditare sulle Divinità.

Ad esempio sulle Divinità site nelle Upanishad e  soprattutto nella Bhagavad Gita.

Per meditare possiamo adoperare molte tecniche.

E’ necessario tuttavia imparare a interpretare i testi sacri.

Per iniziare interpretiamo un verso dei Veda.

Rg Veda La Genesi III.62.10

“Gayatri Savitri dona  sapienza, purezza e prosperità alla terra”.

In questo caso possiamo adoperare un mantra che conosciamo e riteniamo il più adatto. Ad esempio il Gayatri Mantra in una delle 24 versioni. In questo mantra  Gayatri  l’intelligenza in una delle 24 forme, si manifesta nella forma di Gayatri Savitri l’intelligenza del Sole.

Riguardo i doni apportati di sapienza, purezza e prosperità.
Avviene che il mantra purifica le emozioni e l’ego, perché cantandone il significato, Il canto del mantra ci dona gioia, ed ecco si instaura uno stato elevato energetico riequilibrante.

Così otteniamo sapienza, purezza, e similmente, per quanto riguarda i doni della terra.
Ed ecco la sapienza, la purezza e la prosperità alla terra.
Per meditare possiamo adoperare tutte le tecniche dello yoga, e avviene la creazione di  stati energetici riequilibranti atti alla meditazione.
Ma ritorniamo al verso del Rg Veda.
Questa interpretazione con l’approccio spirituale e filosofico, è quella tipica effettuata in tutti i testi antichi sapienti, secondo una tradizione millenaria, che è durata, circa, fino alla corrente dell’Illuminismo, quando venne offerto anche l’approccio scientifico, confermando il principio che il raggiungimento della realtà può essere effettuato in vari modi, e venne considerato che la realtà è sempre la stessa.
Se adoperiamo l’approccio scientifico, comprendiamo facilmente che l’apporto dei doni della vita è effettuato dalle onde sonore creative dei quanti luminosi del Sole e dell’ Universo.
Per quanto riguarda l’essere umano, ad esempio, il mantra purifica le emozioni e l’ego, perché cantandone il significato, dona gioia, e instaura uno stato elevato energetico riequilibrante.
Quando ci si muove dai toni bassi a toni alti, attraverso lo spettro del suono, coprendo un’intera ottava, si toccano i già citati 66 punti d’energia emotiva shrutis (vedi cap.II i vayu), e la coscienza si muove da un’emozione all’altra, risvegliando le energie bloccate e convertendole in uno stato di pace.
Nell’interpretazione vedica, per quanto riguarda i doni alla terra, le energie apportate sono perfette, in quanto vengono da fonte energetica immensa e universale.
Quanto vale per i mantra, vale per tutte le tecniche dello yoga, e questi stati energetici riequilibranti sono apportati, ovviamente, da tutte le branche dello yoga.
Ed ecco i versi del Rig Veda: la sapienza, la purezza e la prosperità alla terra.
Ad esempio, l’approccio filosofico nello yoga indica i mantra con l’ alfabeto sanscrito, quali fonti di gioia. Poiché ciò che conduce gioia, conduce creazione, si vuole che gli antichi rishi sapienti intuissero che i suoni gioiosi fossero creatori.
D’altronde è facile osservare, che come le idee si associano creando, così avviene per le parole-verbo che sono le espressioni delle idee, e similmente si perviene al concetto delle infinite associazioni dei suoni creatori.
Se adoperiamo l’approccio scientifico, sappiamo che le vibrazioni sono le fonti della materia, e comprendiamo facilmente che l’apporto dei doni della vita è effettuato dalle onde sonore creative dei quanti luminosi del Sole e dell’ Universo.



ERMENEUTICA DEI TESTI SACRI
Esiste una ermeneutica dei testi sacri e in particolare dei testi della rivelazione: Veda, Upanishad, Yoga Sutra.
Un esempio per tutti:
In Yoga Sutra nella parte finale si dice che, con la liberazione dalla materia, l'essere può giungere alle siddhis, avere i poteri sopranaturali: diventare invisibile, molto grande o piccolo, avere l'ubiquità, ecc.
Di che si parla? Ma del nostro Sé infinito a cui tutti apparteniamo. Pertanto se riusciamo a ritornarci...
Nel Ramayana gli eroi umani fanno sprofondare i nemici nel fuoco della terra. Ma vuol dire: i nemici scontano la loro violazione dalle leggi di giustizia e vengono separati sulla terra e, con il fuoco, purificati dal ritorno all'evoluzione. Similmente in vari episodi della Bibbia, vedi le paludi del mar rosso che si alzano regolarmente e separano i nemici.
Nella mitologia greca si lanciano i fulmini della purificazione, ecc.









2 commenti:

Alice ha detto...

interessanteeeeee

Alice ha detto...

hai ragione, lo yoga smuove le energieeeeeee!!!!

Posta un commento

tag HTML